Bricchetti di Legno
I Bricchetti "tronchetti" di legno rappresentano la moderna risposta alla legna in ciocchi.
Si tratta di pezzi di legna ricostituiti lunghi circa trenta centimetri e di diametro variabile, prodotti a partire da polvere di legno.
Sono detti anche bricchetti, dall'inglese brickets, e come il pellet di legno sono caratterizzati da una storia relativamente breve.
Il problema dell'ingombro dei residui legnosi delle lavorazioni artigianali o industriali del legname hanno sin da sempre costituito un serio problema nella gestione aziendale, nonché un costo di smaltimento di quello che per la legge era a tutti gli effetti un rifiuto.
Grazie al D.L. Bersani nr. 79 del 1999 i refili e gli sfridi di legno venivano catalogati tra le biomasse, per definizione "masse" di materiale organico ("bio") atto alla produzione di energia. Questo significava avere in azienda un'ottima materia prima da poter valorizzare, non più quindi uno scarto di lavorazione da trattare con il formulario.
Questa importante iniziativa a livello legislativo gettava le basi alla rapida evoluzione in campo tecnologico nel trattamento degli scarti legnosi di lavorazione delle segherie mondiali di primo e secondo livello.
Tuttavia l'approccio all'utilizzo degli scarti di legno per la produzione di energia pulita si rivelò tutt'altro che semplice.
L'ingombro costituiva il problema principale generando costi di trasporto ai siti di lavorazione che rendevano antieconomico tutto il sistema. Si è cominciato a pensare quindi a dei processi di compattazione in grado di aumentarne il peso specifico del legname ma la tecnologia era ancora avara di soluzioni efficienti.
Per questo motivo fino ad un decennio fà molte segherie - tolto il quantitativo necessario al fabbisogno termico aziendale - regalavano la segatura ed i refili di legno a chi si faceva carico del trasporto per evacuarla.
Le prime macchine artigianali che assomigliavano vagamente alle moderne presse avevano - tra gli altri - il problema delle potenza impressa al legno, infatti sistemi pneumatici approssimativi o sistemi meccanici con basse potenze installate non erano in grado di innescare quelle reazioni a livello molecolare che favoriscono l'aggregazione naturale dei trucioli di legno.
Si tratta infatti di una strana alchimia quella che tiene insieme le particelle legnose. Grazie alla lignina, un componente naturale del legno, ed alla sua complessa struttura molecolare, le particelle legnose riescono a fondersi semplicemente grazie all'effetto del calore generato dalle estreme condizioni di pressione ed attrito all'interno delle macchine.
Ilegami molecolari che caratterizzano la lignina sono, infatti, termolabili e tendono a riformarsi al riabbassarsi della temperatura, mantenendo quindi la nuova forma impressa al legno dalla macchina.
L'evoluzione in campo tecnologico è stata comunque abbastanza veloce, dando vita a presse pneumatiche e meccaniche in grado di creare tronchetti perfetti e di differenti formee dimensioni.
Grazie all'ingegno di molte persone oggi i tronchetti rappresentano un'intelligente alternativa alla legna in ciocchi, con il vantaggio di avere un peso specifico quasi doppio rispetto alla legna, occupando quindi circa la metà dello spazio, di garantire una gestione fortemente semplificata della stufa o del camino grazie alla loro durata e alla loro pulizia.
Oggi i tronchetti di legno vengono prodotti in tutto il mondo a livello artigianale (addirittura di autoconsumo) e a livello industriale, vengono utilizzate tante tipologie di legno (dal faggio all'abete, dal frassino al carpino, dal noce al castagno, ecc), si può partire da scarti di lavorazione o dall'albero in piedi, viene impiegata tecnologia pneumatica o meccanica, le trafile possono imprimere al legno forme e dimensioni differenti: insomma, risulta, quanto mai doveroso approfondire alcuni aspetti tecnici per poter riconoscere le diverse tipologie di tronchetti di legno che scaturiscono da una casistica produttiva così varia ed è questo l'obiettivo delle prossime pagine.


